L’impiego dello iodio radioattivo

Anche dopo un intervento chirurgico ben eseguito, è molto probabile che rimangano delle piccole quantità di tessuto tiroideo residuo che non potevano essere rimosse in quanto troppo vicine alle corde vocali, alle strutture nervose del collo o alle paratiroidi.

Poiché il tessuto tiroideo è l’unico tessuto del nostro organismo in grado di captare e di trattenere lo iodio, dopo l’intervento chirurgico può venir eseguita una procedura chiamata “ablazione” con la finalità di distruggere l’eventuale tessuto tiroideo, sano o malato, rimasto.

La procedura si effettua somministrando, per via orale, dello iodio radioattivo. Questo trattamento viene effettuato in regime di ricovero, solitamente di 1-3 giorni, in apposite strutture di isolamento

Affinchè l’ablazione sia efficace, è indispensabile che le cellule tiroidee captino un’adeguata quantità di iodio radioattivo. Per migliorare questo processo di captazione può venir chiesto al paziente di minimizzare l’apporto alimentare di iodio nelle settimane precedenti l’ablazione. L’elemento più importante per garantire la captazione dello iodio radioattivo è la presenza, nel sangue, di adeguati valori dell’ormone tireostimolante (TSH).

A tale scopo il Medico potrà pertanto decidere di ricorrere alla sospensione temporanea della terapia sostitutiva oppure somministrare una terapia che evita l’ipotiroidismo indotto dalla sospensione.

Alla dimissione il Medico fornisce al paziente tutte le informazioni necessarie sulle norme comportamentali da tenere, per minimizzare il rischio di irradiazione.

Quando si decide di sospendere l’assunzione della terapia sostitutiva di ormone tiroideo per poter avere adeguati livelli di TSH, è possibile accusare disturbi quali: astenia, svogliatezza, stanchezza, difficoltà di concentrazione. A volte può instaurarsi uno stato depressivo o disturbi della memoria e può essere necessario interrompere le proprie attività lavorative.

 

Possibili effetti dell’ipotiroidismo indotto.

Ipotiroidismo